Cosenza-Lecco, Foschi non teme l’esonero: «Meritiamo la categoria»

Mancano meno di 24 ore al ritorno in campo del Calcio Lecco dopo l’incredibile sconfitta del Tombolato, sul campo del Cittadella. Una rimonta incredibile, quella dei veneti, che si è concretizzata nei minuti finali di una partita che i blucelesti stavano conducendo, per la prima volta in stagione, in vantaggio di una rete a zero.

Oggi in conferenza stampa sono intervenuti l’allenatore Luciano Foschi e il direttore generale Angelo Maiolo.

Le parole del mister

Paura dell’esonero? «No, proprio no. Non perché sono incosciente. Non ho paura perché vedo quello che fanno questi ragazzi. Quando io vedo che la mia squadra sta qui tutti i giorni, mattina e pomeriggio, si allena bene con grande determinazione, suda la maglia come dicono i tifosi e come voglio io, è determinata a volere, oltre a far la prestazione, fare risultati che ci possono fare classifica e migliorare l’umore e il morale, non trascuriamo niente. Come società e come staff cerchiamo di mettere a disposizione tutte le cose che ci possono permettere di vincere delle partite. Vedo che la squadra cresce, migliora la condizione fisica, che preoccupava tutti. Adesso i tempi sono maturi per fare prestazione e risultati. La mia squadra, come tante di Serie B, merita questa categoria e ha tanta voglia di dimostrare che ci sta alla grande. Mi auguro che possa farlo con il sottoscritto perché stanno lavorando e stiamo lavorando bene ma non mi riguarda né mi preoccupa. Mi devo preoccupare di fare il mio lavoro fatto bene per cercare di portare la squadra in campo nelle condizioni di vincere la partita. Il calcio è un gioco e come tutti i giochi c’è l’imponderabile e questo non si allena. Non credo nella fortuna o nella sfortuna. Credo ci siano delle capacità. La sfortuna è figlia di qualche errore. Ci può stare che in certi momenti due errori non ti costano niente e in altri momenti un errore costa due goal e risultati. Fa parte del gioco. Ma sinceramente non ho mai vissuto con paura situazioni come queste. Devo dire che c’è la possibilità di girare tutto e lavorare. Chi mi valuta, qua c’è il direttore [Maiolo] che mi vede tutti i giorni e vede quello che faccio. Mi sento dire che più di così non possiamo fare nonostante si curino tutti i particolari. I ragazzi sono convinti e vogliosi come la scorsa stagione per dimostrare che ci stanno. Tanto basta, le dinamiche che verranno fanno parte di qualcosa che non conosco»

Lecco squadra di Serie B con più occasioni da rete: «Se non ne crei è dura. È dura fare goal. Se ogni partita creo cinque palle goal c’è la volta che ne faccio tre e la volta che ne faccio zero. Se non le creo faccio fatica a tirare in porta. Mi devo preoccupare di questo, devo lavorare sul modo migliore per concretizzare le occasioni. Devo migliorare l’attenzione sul non prendere goal, ed è quello su cui stiamo lavorando e devo insistere sulla ricerca della condizione fisica di tutti i giocatori, perché poi ho bisogno di tutti, con partecipazione agonistica, fisica, tattica, tecnica. Tutte quelle cose che ci possono consentire di andare in campo con la massima determinazione per portare a casa il risultato utile ma lo puoi portare soltanto attraverso la prestazione. Dobbiamo fare la partita che dobbiamo fare con massima determinazione. La cosa importante è migliorare la situazione nei cambi, che la squadra migliori e non peggiori. Perché altrimenti mi costringono a non farli più. Chi entra voglio che sia determinato a farmi vincere la partita. Se vuoi guardate in tutte le categorie i cambi spesso determinano in positivo il risultato e la prestazione. Chi sta fuori non deve demoralizzarsi ma cercare di capire che può avere l’opportunità ed essere determinante»

Gli strascichi post-Cittadella: «Il giorno dopo abbiamo cercato di ricomporre i cocci, perché si è consapevoli. Cullarsi sul fatto che abbiamo giocato bene non è giusto. I ragazzi sono coscienti che si deve continuare ad insistere. Ma non abbiamo perso per la sfortuna, abbiamo perso per demeriti nostri, commettendo degli errori. La sfortuna è figlia degli errori. Gli errori non li commetti a cinque minuti dalla fine. E la sfortuna diventa fortuna. Giorno dopo giorno abbiamo cercato di capire dove abbiamo sbagliato e come stimolarli perché la reazione avviene così; a volte bisogna usare il bastone e a volte la carota. Sono convinto che insieme alla dirigenza che ci è molto vicina siamo riusciti a fare un lavoro oculato sulla testa dei ragazzi, tutti i giorni per cercare di guardarci negli occhi e capire dove poter intervenire dal punto di vista psicologico mi fa pensare che vedendo l’allenamento stamattina mi sembra ci sia del veleno. La sensazione che ho è molto positiva, quello che succederà domani non lo so ma oggi posso dire che questa squadra ha fatto di tutto per superare l’impasse di una sconfitta immeritata per andare a Cosenza a giocarsela alla pari per vincere. Senza pensare a quello che può succedere, dobbiamo giocare per cercare di vincere. Sono convinto che la mia squadra, se continua ad allenarsi con questa determinazione, per dimostrare che non siamo scappati di casa ma una squadra di B, io credo che i risultati arriveranno. Mi auguro che una risposta ci sia a partire da domani. Ma sono fortemente convinto, manca un campionato intero. Con calma e mentalità ci sono tutti i presupposti per portare a casa questa vittoria»

Il Cosenza non molla fino alla fine: «Anche loro incontrano una squadra che non molla fino alla fine perché abbiamo recuperato delle partite alla fine e abbiamo creato sempre i presupposti. E siamo conosciuti per essere una squadra che non molla fino alla fine. Mi viene da dire che il fatto di aver subito goal è stato un episodio, raramente ci è successo. Non abbiamo mai mollato, e contro il Catanzaro siamo riusciti a rimetterla in piedi. È un po’ questo campionato che è così. Se andiamo a vedere ci sono tante squadre che non mollano fino alla fine, perché ci sono tante squadre che hanno voglia di dimostrare di essere più forti dei nomi e dei blasoni. Noi facciamo parte di questo cerchio. Non siamo un nome, non abbiamo blasone, perlomeno paragonandolo alla Sampdoria o a tante altre squadre che ne hanno più di noi, però abbiamo voglia di dimostrare ed emergere. Non molliamo di un centimetro. Lo facciamo durante glia allenamenti, la domenica, nella partita di campionato. Il calcio è un gioco e può succedere di prendere goal in qualsiasi momento. Ciò non toglie che lo spirito della squadra è quello giusto ed è la cosa che mi interessa più di tutti»

L’assetto della difesa e gli indisponibili: «Rimangono a casa Galli, Doudou, Zambataro e Melgrati che è infortunato. Gli altri sono tutti convocati, sono 25, si sono allenati tutti bene e cercheremo di mandare in campo i giocatori adeguati per questa partita. […] Difesa a 4? Si, stiamo provando tutto. Ecco perché dico che la cosa che mi piace è vedere una squadra che prova di tutto per venirne fuori, senza fare confusione, chiaramente. Poi bisogna vedere perché giocare a 4 e perché giocare a 3, perché se prendo goal perché gioco a 3 è chiaro che devo cambiare ma se invece l’errore è legato al singolo giocatore e non al modulo perché devo cambiare? Il calcio non è così semplice, in questo. Certe volte bisogna fermarsi e capire qual è la cosa che li fa sentire più sicuri perché complicargli la vita non ne vale la pena. L’anno scorso ci mancavano sette giocatori e tutti volevano cambiassi modulo. Già mi mancavano sette giocatori, se avessi dovuto cambiare anche modulo… La cosa migliore è dargli certezze e usare i giocatori che possono darci di più in certi momenti, la parte più difficile. Ma ben vengano queste difficoltà»

Angelo Maiolo, direttore generale: «Sono d’accordo con quello che ha detto il mister all’inizio. Lo vedo tutti i giorni; arriva alle 09.00 di mattina e va via alla sera, quando va bene alle 17.00 oppure alle 18.00. Vedo una squadra che si allena a mille, ho visto che stamattina, come diceva il mister, erano avvelenati. Ieri sera, con il direttore sportivo [Fracchiolla] siamo stati al Galeazzi dal presidente, e ve lo giuro, abbiamo parlato di tutto, ovviamente della partita, ma l’unica persona che non è stata nominata è stata mister Foschi. Credo che questo possa bastare. Racchiude tutto. Ve lo ripeto di nuovo: non si è mai parlato del mister. Abbiamo parlato di chi gioca, chi non gioca e della formazione, nonché di chi si è fatto male. Mi ricordo qualche anno addietro che ne abbiamo perse cinque o sei e ad un certo punto era successo qualcosa che ci fece prendere il volo. Io dico di dare tempo a mister Foschi, poi vedremo. Però non abbiamo parlato di lui»