Santa Libertà, la storia di una rivoluzione leggera, al Teatro Invito il 18 marzo

La storia di una rivoluzione leggera, come la schiuma delle onde che trasportava quella nave. Questo è Santa Libertà, lo spettacolo in scena sabato 18 marzo al Teatro Invito di Lecco di e con Fabio Mangolini Marco Paganucci al piano (produzione Cornucopia Performing Arts Labs)

La storia: Il 21 gennaio 1961, il gruppo Directorio Revolucionario Ibérico de Liberación (DRIL) sequestrò il transatlantico portoghese della Companhia Colonial de Navegação “Santa Maria” che faceva rotta tra Caracas e Lisbona. Sul transatlantico viaggiavano 586 passeggeri, dei quali 233 erano spagnoli, 179 portoghesi, 35 statunitensi, 87 venezuelani, quattro cubani, tre brasiliani, un panamense e un italiano, oltre ai duecento membri dell’equipaggio.

Il gruppo dei sequestratori era formato da 24 persone di origine iberica (dodici portoghesi e dodici spagnoli) che volevano portare l’attenzione del mondo intero sulle dittature di Antonio de Oliveira Salazar e Francisco Franco. Il sequestro durò tredici giorni durante i quali il transatlantico fece perdere le proprie tracce e vagò tra le coste americane e quelle africane. Durante il suo periplo la nave fu ribattezzata “Santa libertade”.

L’azione, denominata “Operazione Dulcinea” in onore al sogno d’amore del Quijote, ebbe un tale impatto mediatico e politico da mettere in crisi le relazioni fra gli Stati Uniti, alla cui presidenza era appena giunto John Fizgerald Kennedy, e i paesi iberici. Il franchismo occultò questa “utopia galleggiante” fino al punto di far passare il fatto come un sequestro compiuto da soli portoghesi. A capo del commando c’erano tre uomini: il poeta e drammaturgo galiziano Xosè Velo, l’intellettuale portoghese Henrique Galvão e Josè Fernandez Vazquez, il “Comandante Jorge de Soutomaior”.

Paquita faceva la cameriera sul Santa Maria al momento del sequestro. Di quei giorni disse sempre che i sequestratori erano spagnoli, galiziani e portoghesi, che non volevano soldi e alcuni erano armati, i passeggeri e l’equipaggio furono trattati bene, gli americani arrivarono a liberarli, lei non sapeva bene perché “i pirati stessero facendo tutto ciò”, ma che cercavano di spiegarlo, e quello che aveva capito è che in quei tredici giorni si era sentita libera.