Nuovo Aquilone, Giulio Base: «ll mio film un atto d’amore per il cinema»

Giulio Base

Domenica scorsa il regista e attore Giulio Base ha presentato al cinema Nuovo Aquilone il suo ultimo film À la Recherche, proiettato anche alla recente Festa del Cinema di Roma. Davanti ad una sala gremita, Base ha parlato della lavorazione del film e del suo omaggio a Marcel Proust e Luchino Visconti.

Le dichiarazioni del regista

A Il Cittadino di Lecco, Giulio Base ha parlato della sua esperienza da regista e interprete nello stesso film:«In effetti mi è già capitato in passato svariate volte, sin dal mio debutto nel 1991 con un film che s’intitola Crack e veniva da un testo teatrale che avevo messo in scena ed interpretato insieme ad altri amici. È stata una mia costante, seppur nel corso degli anni io mi sia tolto spesso dal cast a seconda dei personaggi. Non è un cinema fatto sul mio volto, anche se in Italia abbiamo una grande tradizione di questo tipo come Moretti, Verdone, Zalone, Benigni. Io sono più un ibrido, un interprete; se trovo il ruolo giusto da attore nel film lo interpreto in caso contrario no. La difficoltà è sviluppare una specie di terzo occhio che ti fa vedere dal di fuori anche mentre stai recitando e devo essere sincero a volte ero un po’ condizionato dalla mia prova d’attore. Non in questo progetto che ho provato parecchio e che è stato scritto per me dal mio amico Paolo Fosso, il soggettista del film. In qualche modo mi sentivo incaricato anche di una responsabilità e di un ruolo cucito addosso a me e ciò mi faceva stare più tranquillo»

Il desiderio di omaggiare Visconti e il fascino di un’opera dalle mille sfaccettature: «Il mio è un atto d’amore alla cultura. È la storia di due disperati che in qualche modo non ce l’hanno fatta, quantomeno nell’uso comune che si fa di questo termine, però sono due artisti. Si mettono in gioco con il proprio talento, piccolo o grande che sia. Cercano di fare un’impresa con le loro capacità e in qualche modo ce la fanno, scrivono questo copione. È un atto d’amore per gli artisti, la cultura letteraria, alzando tantissimo l’asticella, e ovviamente il cinema con un maestro gigantesco come Luchino Visconti, che nel mondo continua ad essere considerato, insieme a Fellini, il più grande regista italiano di ogni tempo»

Il viaggio nel tempo come elemento ricorrente: «I film sono come dei figli ed è difficile dire di voler più bene all’uno o all’altro. Ma da padre affermo che il più piccolo è sempre quello un po’ più coccolato, e questo film che è nuovo e fresco, in questo momento è quello a cui mi sembra di voler più bene. Certamente, la reazione critica conta ad oggi diciassette recensioni tutte più che positive, ed è una cosa che non mi era mai successa in carriera ed evidentemente ho toccato qualcosa di piacevole, con un film, che mi rendo conto, occorre desiderare e impegnarsi per poter scoprire i suoi orizzonti. È il più piccolo e gli voglio bene, ad oggi il più amato e ritengo forse la batteria più alta che ho messo sino ad oggi ma la ricerca non finisce oggi e non finisce qui. Il percorso è quello. Il titolo stesso del film è emblematico, perché da sempre per me ha una componente trascendente»

Il fascino dei film mai realizzati: «Per quanto riguarda gli altri film, penso a Stanley Kubrick che per anni ha pensato di fare un film su Napoleone e che ora ha fatto Ridley Scott e muoio dalla voglia di vedere, anche perché ho avuto la fortuna di essere diretto da lui nel mio percorso da attore. Il famoso viaggio di Mastorna, che ha sognato per una vita e non è riuscito a realizzare e senz’altro quest’ultimo tratto da Proust di Visconti. Rispetto alla mia filmografia, finché sono qua posso sperare di farli!»

La serata a Lecco e al Nuovo Aquilone: «Di Lecco mi sono innamorato dalla prima volta che sono arrivato, invitato da don Davide Milani che ritengo veramente un dono che i cittadini di Lecco hanno e che noi cristiani abbiamo. Non ho grandi modelli ma quando penso a don Davide penso ad un uomo a cui guardare come esempio. Ogni volta che c’è occasione di venire, stare un po’ con lui e vedere quanto sta costruendo in questa comunità. La prima volta il cinema ancora non c’era e abbiamo fatto la proiezione all’aperto. Stavolta sono stato io a propormi per poter venire perché c’è un pubblico molto attento ed evidentemente anche formato dal cineforum, da voi, da don Davide e da Gian Luca Pisacane. Sono serate in cui, se uno è capace di ascoltare, impara. Dal proprio pubblico e dal proprio film. Ricorderò la serata per ciò che ho appreso di nuovo sulla mia stessa opera. Proprio Visconti diceva ‘C’è un tipo di critica che ha la stessa valenza dell’opera alla quale la critica si rivolge’. La critica non per forza la devono fare i critici con la C maiuscola, perché anche uno spettatore attento ti può illuminare su un passaggio che inconsciamente o casualmente avevi fatto e che poi si dipana come un momento importante del film stesso»