Il Renzo di Tullio Solenghi infiamma la platea a Lecco

Risate e applausi a scena aperta ieri, domenica 8 ottobre, al Teatro Cenacolo Francescano per Tullio Solenghi. Il comico ha chiuso l’edizione 2023 del Festival “Lecco città dei Promessi Sposi” in un teatro sold out, con una “conversazione-performance” con Mauro Rossetto, direttore del Museo Manzoniano, travolgendo il pubblico con il racconto di episodi divertenti della sua vita artistica, curiosità e aneddoti sulla celebre parodia de “I Promessi Sposi” che, con gli altri componenti del Trio, la mai dimenticata Anna Marchesini e Massimo Lopez, realizzarono per la Rai e che andò in onda dal 10 gennaio al 5 febbraio del 1990.

“Biagio Agnes, direttore della Rai dell’epoca ci convocò per darci “le chiavi del regno”, la conduzione di Fantastico, il programma di punta della rete ammiraglia, perché eravamo reduci dal successo dell’edizione con Baudo. Ci convocò a casa sua e ci disse tutto tronfio questa cosa – ma bisogna immaginarsi il dialogo con Solenghi che imita il dialetto di Avellino, terra natale di Agnes – e noi, per tre volte, “No, grazie vorremmo fare un’altra cosa: I promessi Sposi”. Urlò così forte che si senti in tutto il palazzo e ci spedì a farlo nella sede di Torino. Una sede storica che però in quegli anni faceva poche produzioni. Una fortuna per noi: tutta la competenza del personale Rai e gli studi Tv più grandi d’Europa tutti per noi – ha raccontato Solenghi che ha anche spiegato il meccanismo comico alla base della loro comicità – Abbiamo sempre lavorato sullo spiazzamento, sui “baffi alla gioconda”: la ricostruzione perfetta e poi lo sberleffo, Renzo in abiti del 1600 con l’autoradio sotto il braccio, la monaca di Monza coi baffi, don Rodrigo che canta “fatti mandare dalla mamma” e tutti che ballano il twist”.

Un rimpianto? “Non essere riusciti ad avere Mike Bongiorno come Azzeccagarbugli”.

La serata è un susseguirsi di battute e pezzi di bravura: Solenghi ha proposto improbabili versioni di “A Silvia”, da quella di Gassmann a quelle dialettali, fino ad una inedita sintesi partenopea, ha recitato brani di Benni, Campanile e Villaggio, sostenendo che la comicità è sempre stata considerata “un ingrediente, mentre io credo che, se fatta con preparazione, la comicità, la parodia in particolare, abbia le stesse credenziali artistiche dell’originale parodiato”.

La prima apparizione a teatro

“Debuttai in Madre coraggio e i suoi figli di Bertolt Brecht, e siccome venne a vedermi mia madre ed eravamo bardati con tutte queste grandi armature le dissi, per farmi riconoscere ‘Mamma, quando nel secondo atto entrano i due che spostano il cannone io sono quello dietro’. Ero muto e impallato. E mamma ‘No ma si vede che hai della stoffa… ‘. Di stoffa ne avevo, una palandrana che mi arrivava fino ai piedi. Una formazione teatrale di sette anni, si facevano due o tre commedie all’anno, che mi è servita per arrivare a fare un tipo di comicità che aveva sempre e comunque una base teatrale”.

Le origini del Trio

“Nacque alla radio, con la trasmissione Helzapoppin su Radio 2, un varietà del sabato mattina. Lì misurammo la nostra creatività, facemmo di tutto. C’era Dallas e noi facevamo la parodia Sballas. Siamo tutt’oggi gli unici ad aver fatto un corso di mimo radiofonico, che era un minuto di silenzio. Io facevo Marcel Marceau. Anna [Marchesini] diceva “Ed ora il corso di mimo radiofonico tenuto da Marcel Marceau. Prima lezione l’arbre/l’albero”. Silenzio per un minuto. E io con una voce un po’ affaticata perché avevo fatto l’albero dicevo ‘Merci bien’. Tutte le nostre follie le abbiamo sperimentate alla radio, un mezzo meraviglioso perché non hai bisogno di scenografie e costumi, t’inventi tutto, la fantasia è ancora più galoppante. È stata la nostra palestra. La formazione teatrale, la radio e la televisione, riproducendo in video alcune delle nostre semplificazioni radiofoniche”.

Mauro Rossetto ha guidato la conversazione dai temi leggeri a quelli più seri, offrendo il destro a Solenghi per incursioni aneddotiche sulla sua vita artistica, dalla scanzonata ironia consapevole di Sordi alle tremende vendette di Villaggio, ma anche impegno ambientalista, militanza animalista. La serata si è conclusa con un divertente nuovo vocabolario proposto da Solienghi in cui “assillo” diventa un asilo sardo e “culinaria” un sistema di aereazione, chiosa dissacrante da par suo sulla questione della lingua.

La performance di Solenghi ha concluso la tre giorni del Festival che ha fatto registrare 1500 presenze ai diversi eventi. Ma il Festival non si ferma qui: c’è infatti un nutrito “Fuori Festival” con laboratori didattici per le scuole primarie, e il doppio appuntamento con il “Premio letterario internazionale A. Manzoni – Città di Lecco” dedicato al romanzo storico venerdì 27 ottobre e alla carriera il giovedì 9 novembre.