L’abbraccio di Lecco per Alessandro Barbero, Premio Manzoni alla Carriera 2023

Alessandro Barbero

In una sala gremita di persone e soprattutto di giovani, lo storico e scrittore Alessandro Barbero ha intrattenuto per quasi un’ora e mezza il pubblico prima di ricevere il Premio Manzoni alla Carriera 2023, rendendolo il primo nella storia del riconoscimento a vincere sia il premio alla carriera e sia il Premio Letterario Internazionale Alessandro Manzoni al Romanzo Storico, quest’ultimo aggiudicatosi nel 2011 per Gli occhi di Venezia.

Brick for Stone

Barbero ha conversato con il presidente della giuria tecnica, Ermanno Paccagnini, ma si è preso rapidamente la scena, da mirabile oratore e divulgatore qual è, mettendo in mostra il proprio carisma e rispondendo alle sollecitazioni di Paccagnini rigorosamente in piedi, davanti ad un pubblico silenzioso che ha ascoltato con grande interesse le parole dello studioso, innanzitutto sul suo ultimo romanzo, Brick for Stone.

«Il romanzo si svolge nell’estate precedente all’attentato dell’11 settembre e il lettore lo sa. I personaggi non lo sanno, anche se alcuni sono agenti segreti e quindi un po’ lo intuiscono. Ma alla fine quell’evento è uno sfondo necessario. Il lettore lo sa, così come l’autore, che deve decidere mentre scrive il romanzo cosa fare. Sarebbe più comodo non farlo ma alla fine l’ho descritto, anche se lo scopo non era quello. La vicenda intorno è tutta inventata, è anche impossibile e surreale. Questo non è in assoluto un romanzo storico. E la cosa sarebbe stata ancora più evidente se io fossi riuscito a scriverlo un po’ più in fretta. A me la voglia di scrivere questo romanzo è arrivata nella primavera del 2002, più o meno. E ho cominciato, ho fatto dei pezzi, l’idea di base c’era tutta; poi mi sono un po’ annoiato, avevo altro da fare, sono andato avanti a pezzi e bocconi. Alla fine è uscito vent’anni dopo»

Il rapporto con Manzoni

«Sono uno di quelli che Manzoni l’ha scoperto tardi, nel senso che come tutti l’ho scoperto troppo presto. Non conosco più tanto la scuola di oggi e non ho nemmeno idea di quanto si legga ancora I promessi sposi e quanto si legga la poesia del Manzoni ma quando andavo a scuola io ovviamente se ne leggeva un bel po’. La poesia del Manzoni, per un ragazzo degli anni ’70 era assolutamente quanto di più ridicolo, comico, grottesco, si potesse immaginare. Quei ritmi, quelle rime, quei contenuti. Forse per i ragazzi di qualunque generazione ma certamente per i ragazzi degli anni ’70 era proprio una cosa di cui, anche per amici e compagni colti e intelligentissimi, che leggevano già di linguistica e storia medievale al liceo, si poteva solo sghignazzare. In seguito, una volta che storicizzi, che accetti che a quell’epoca si scriveva così: le forme erano quelle, i versi erano quelli. E allora dopo riesci a non pensare più all’aspetto che sembrava ridicolo e a vedere l’estrema abilità con cui dentro sono calati i concetti. Perché effettivamente c’è una capacità di condensare, uno dei grandi aspetti della poesia. Ma ho avuto bisogno di diventare grande per ammettere che non era così ridicola come sembrava. A me e a tutti noi. E I promessi sposi ti annoiavano, non c’era niente da fare; l’ironia del Manzoni nell’adolescenza non è qualcosa che ti attrae e come tutte le cose che devi fare per forza a scuola la fai, come del resto la storia a scuola. Il problema è che la scuola, purtroppo, ed è un problema enorme perché la scuola è tra le cose più importanti della società e nell’Italia di oggi è il pezzo migliore. E tuttavia, la scuola corre il rischio di imporre una conoscenza di cose che devono essere conosciute ma siccome sono imposte, ti provocano una reazione di rigetto. I promessi sposi li ho riletti dopo, con pochissime note, e me lo sono letto tutto d’un fiato. Inoltre, mi spiace un po’ lo status ambiguo del Manzoni come autore internazionale. Nel senso che chi conosce la letteratura mondiale, anche all’estero, conosce Manzoni. Ma il lettore medio anche colto no e comunque I promessi sposi non ha in nessun modo uno status lontanamente paragonabile al Faust o al Don Chisciotte. Non sarà all’altezza ma non è nemmeno così tanto inferiore. E invece quello status internazionale non ce l’ha e non ho mai capito perché, soprattutto perché era partito per averlo»

La consegna del premio

Sul palco, al termine della serata, sono saliti anche il presidente di 50&Più Eugenio Milani, il presidente di Acinque Giuseppe Borgonovo, il presidente di Confcommercio Lecco Antonio Peccati e il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni.

Ecco la motivazione: «Per il mirabile equilibrio nel tradurre con passione il rigore della ricerca storica sia in scrittura narrativa che in ambito divulgativo»