Lecco, l’ordinanza “affama animali” accende l’ira degli animalisti

Sotto il tiro incrociato delle associazioni animaliste il sindaco di Lecco Mauro Gattinoni che nei giorni scorsi ha emesso un’ordinanza che vieta di dare da mangiare sia agli animali selvatici lungo l’Adda e il lago, come cigni, papere e nutrie, che piacciono tanto a bambini e turisti, sia a cani e gatti randagi. Un provvedimento che si è reso necessario dopo che l’estate scorsa ratti e scarafaggi hanno invaso le rive del lago in città.

L’ordinanza, multe fino a 500 euro

«Il territorio comunale di Lecco è caratterizzato da una cospicua biodiversità ed in molte zone è particolarmente frequente la presenza di colonie delle più svariate specie animali, come gabbiani, cigni, piccioni, nutrie, anatre, gatti, cani randagi, dislocate soprattutto nella fascia pedemontana e lungo la linea di costa che si estende dalla Località Pradello alla Località Rivabella – si legge nell’ordinanza – L’alimentazione incontrollata degli animali selvatici aumenta e richiama un gran numero di roditori ed altri animali infestanti anche da zone limitrofe. La forte concentrazione di animali in determinate zone comporta una evidente compromissione del decoro urbano e delle condizioni igienico-sanitarie con conseguenti rischi per la salute pubblica». Da qui il divieto a dare da mangiare agli animali. Chi sgarra deve pagare una multa da 25 a 500 euro.  

Attivisti contro il sindaco Gattinoni

Ma per gli attivisti dell’Aidaa (Associazione italiana difesa animali e ambiente) si tratta di un proveddimento “affama animali” e per questo lo hanno querelato per maltrattamento di aninali. Persino l’onorevole Michela Vittoria Brambilla, fondatrice e presidente della Leidaa, la Lega italiana per la difesa degli animali e dell’ambiente, ha minacciato di ricorrere al Tar.

Le colonie feline rientrano nel divieto?

Secondo le associazioni infatti se dare da mangiare agli animali selvatici non è una cosa giusta, non si può estendere il provvedimento a chi mantiene le cosiddette colonie feline. Intanto dal Comune non commentano e specificano che chi è autorizzato a sfamare le colonie feline non rientrerebbe nel divieto.