“Caso” Mandic Merate, Fragomeli attacca la Regione: solo risposte burocratiche

“Di fronte alla nostra richiesta di interventi urgenti per porre un freno alla dismissione dei servizi erogati dal presidio ospedaliero San Leopoldo Mandic, alla chiusura parziale o integrale di interi reparti, al sottodimensionato e alle dimissioni di personale medico e infermieristico, Regione Lombardia si è trincerata dietro una difesa burocratica. Mancano risposte e quelle date stamattina sono inadeguate per gli oltre 120mila cittadini del meratese che sono costretti a ricorrere al privato per poter ottenere le cure necessarie in tempo dignitoso e che non trovano più risposte in quello che fino a pochi anni fa era un ospedale di riferimento per il territorio” lo ha dichiarato in Aula questa mattina il Consigliere regionale PD Gian Mario Fragomeli in replica all’intervento di Regione Lombardia sulla situazione dell’Ospedale Mandic di Merate.

Intanto va avanti la raccolta firme avviata su charge.org e sabato alle 9.30 in piazza è fissato un flash mob per sensibilizzare su questa emergenza vera e propria a Merate.

“Stanno compromettendo il diritto alla salute per i cittadini e pensano di cavarsela con la solita lista di buoni propositi. Quando invece servirebbero impegni veri e investimenti, uniti a una diversa strategia operativa da parte della dirigenza. Perché – spiega il Consigliere Fragomeli – l’insoddisfazione del personale medico rispetto alla gestione del nosocomio meratese e lo scoraggiamento per l’assoluta mancanza di investimento che l’attuale direzione dell’ASST sta facendo per trattenere il personale sanitario, è avvalorata dai dati”.

“Per capirsi basta considerare le follie di questi giorni sulla chirurgia a Lecco dove le priorità sugli interventi vengono lasciate ai pazienti e solo uno su quattro, diversamente dalla programmazione, viene operato. Così come la scelta sbagliata di trasferire 15 infermiere puericultrici che gestivano il Nido del reparto di ostetricia e ginecologia – dopo che già il primario del punto nascita e il suo aiuto avevano lasciato il Mandic – invece di intervenire per consolidare il punto nascita di Merate che è già da tre anni è sotto gli standard previsti dalla normativa nazionale per mantenerlo attivo. Ancora, pensiamo al reparto di psichiatria, chiuso durante la pandemia Covid con il pretesto delle misure anti contagio, che non è mai stato riaperto in un momento in cui i cittadini con sofferenza mentale e comportamentale aumentano – specialmente tra i giovani – e la domanda di supporto al disagio è sempre maggiore. È diventata poi una prassi consolidata da parte della ASST quella di reclutare ex specialisti del nosocomio meratese – come ad esempio psichiatri, oculisti, anestesisti che hanno deciso di licenziarsi dopo anni di servizio da strutturati a causa dei turni massacranti e le poche soddisfazioni – che vengono poi riportati in corsia con contratti da gettonisti economicamente più vantaggiosi e con orari più flessibili. Infine le fughe dall’ospedale: alla fine di settembre ha lasciato la guida del reparto di Ostetricia e Ginecologia del Mandic anche la primaria facente funzioni che ha rassegnato le dimissioni dall’ASST di cui era dipendente dal 2007, il primario di Ortopedia, che era da quattro anni alla guida del reparto di Traumatologia, ha optato per un ospedale privato e, dal 16 ottobre, lascerà il Mandic per approdare all’Ospedale di Vimercate anche uno  gastroenterologo che ha operato per una ventina d’anni nel reparto di Endoscopia Digestiva del nosocomio meratese e, a detta della direzione, per sanzioni disciplinari ricevute. Nei prossimi giorni attiveremo flash mob, incontreremo sindaci, continueremo nella raccolta firme (oggi oltre 7000) per la difesa del Mandic e condivideremo una mozione da presentare in Consiglio. Così capiremo chi vuole realmente salvare l’ospedale di Merate” ha concluso Fragomeli.